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Setsubun: il giorno in cui il Giappone scaccia i demoni e invita la fortuna

Il Setsubun (節分) è una delle festività più sentite e pittoresche del Giappone.
Cade ogni anno il 3 febbraio – per il 2026 è confermato martedì 3 febbraio – e segna la vigilia dell’inizio della primavera secondo l’antico calendario lunare.

Il nome significa letteralmente “divisione delle stagioni”, e l’idea alla base è semplice ma potentissima:
fare una pulizia spirituale per scacciare i malanni dell’inverno e accogliere la fortuna, la salute e le buone energie del nuovo ciclo.

È una festa domestica e comunitaria allo stesso tempo, fatta di gesti simbolici, cibo rituale e partecipazione collettiva.

Le tradizioni principali del Setsubun

1. Mamemaki: il lancio dei fagioli

È il rituale più famoso e immediatamente riconoscibile.

Si usano fagioli di soia tostati, chiamati fukumame (fagioli della fortuna), che vengono lanciati:

  • fuori dalla porta di casa
  • oppure contro un membro della famiglia che indossa una maschera da Oni, il demone giapponese

Durante il lancio si grida ad alta voce:

「鬼は外!福は内!」
(Oni wa soto! Fuku wa uchi!)

Fuori i demoni! Dentro la fortuna!

Il gesto è simbolico ma chiarissimo: il male va riconosciuto, affrontato e accompagnato fuori.

Quanti fagioli si mangiano?
La tradizione vuole che si mangino tanti fagioli quanti sono i propri anni, più uno, come augurio di salute per l’anno che viene.

2. Ehomaki: il rotolo della fortuna

Negli ultimi decenni, il Setsubun è diventato anche una festa gastronomica amatissima.

Si mangia un lungo rotolo di sushi non tagliato, chiamato Ehomaki, che contiene sette ingredienti, in riferimento ai Sette Dei della Fortuna.

Le regole sono precise:

  • va mangiato intero
  • in silenzio
  • formulando un desiderio

E soprattutto…

La direzione fortunata per il 2026 è Sud-Sud-Est (SSE).
Bisogna rivolgersi in quella direzione mentre lo si mangia.

Un gesto semplice, ma carico di concentrazione e intenzione.

3. Hiiragi Iwashi: la protezione della soglia

Nelle zone più tradizionali, sulle porte di casa si può ancora vedere un curioso talismano:
una testa di sardina essiccata infilzata su un ramo di agrifoglio.

Si chiama Hiiragi Iwashi.

Secondo la credenza popolare:

  • l’odore pungente della sardina
  • le spine dell’agrifoglio

tengono lontani gli spiriti maligni, proteggendo la soglia, il punto di passaggio tra dentro e fuori.

Le celebrazioni nei templi

Nei grandi templi il Setsubun diventa uno spettacolo collettivo.

Luoghi come:

  • Sensō-ji a Tokyo
  • Yasaka-jinja a Kyoto

organizzano eventi affollatissimi, dove:

  • monaci
  • celebrità
  • attori
  • lottatori di sumo

lanciano fagioli e piccoli regali alla folla.

È un momento di grande energia comunitaria, quasi catartica: si ride, si urla, si partecipa tutti allo stesso rito di rinnovamento.

Scacciare il negativo per fare spazio al nuovo

Il Setsubun ruota attorno a un’idea universale:
nulla di nuovo può entrare se non si libera prima lo spazio.

Questo concetto risuona profondamente con pratiche di consapevolezza, di rinnovamento interiore e di trasformazione comunitaria.
Non si tratta di negare il negativo, ma di riconoscerlo e lasciarlo andare.

Un’eco antica: Setsubun e Sardegna

La somiglianza con Sant’Antoni de su Fogu in Sardegna

(Il rito del passaggio)

Dal punto di vista simbolico e temporale, il Setsubun è sorprendentemente vicino a Sant’Antoni de su Fogu.

  • La collocazione stagionale
    Entrambi cadono nel cuore dell’inverno (gennaio–febbraio) e segnano una soglia.
  • Il fuoco come purificazione
    In Sardegna, il grande falò di Sant’Antoni purifica la comunità e annuncia l’allungarsi delle giornate.
    Nel Setsubun, i fagioli tostati (trasformati dal fuoco) diventano strumento di purificazione simbolica.
  • La speranza per il futuro
    In entrambi i riti c’è una forte componente di augurio per il raccolto, la salute e la continuità della comunità.

Setsubun e Carnevale Sardo: l’archetipo del demone

Se guardiamo all’estetica e al significato antropologico, il parallelo diventa ancora più evidente.

  • Oni vs Mamuthones / Boes
    L’Oni giapponese incarna caos, malattia e sventura.
    Le maschere del Carnevale sardo rappresentano forze primordiali, spesso oscure e animalesche.
  • L’espulsione del male
    Il lancio dei fagioli è una forma di esorcismo comunitario.
    Allo stesso modo, nel Carnevale sardo, il rumore dei campanacci e la presenza delle maschere servono a risvegliare la terra e allontanare gli influssi negativi.
  • Il cibo rituale
    Come il Carnevale ha zippulas, favata e dolci stagionali, il Setsubun ha l’Ehomaki.
    Mangiare insieme un cibo preciso rafforza la coesione e il senso di appartenenza.

Un ponte tra Sardegna e Giappone

In Giappone si dice spesso:

“La fortuna entra dove c’è un sorriso.”

Il Carnevale sardo è cupo, tragico, ancestrale: riflette una lotta dura con la natura.
Il Setsubun, invece, ha trasformato quella stessa paura in un gioco familiare, quasi leggero.

Eppure il messaggio è identico:

Il male non si ignora.
Lo si affronta, lo si riconosce e lo si accompagna fuori dalla porta.


Per approfondire sul Giappone, vedi anche:


Glossario
  • Setsubun (節分)
    Letteralmente “divisione delle stagioni”. Festa che segna la vigilia dell’inizio della primavera secondo il calendario lunare.
  • Oni (鬼)
    Demoni del folklore giapponese. Rappresentano sfortuna, malattia, caos e influssi negativi.
  • Mamemaki (豆まき)
    Il rituale del lancio dei fagioli di soia tostati per scacciare gli Oni e attirare la fortuna.
  • Fukumame (福豆)
    “Fagioli della fortuna”. Fagioli di soia tostati usati nel Mamemaki e mangiati come augurio di salute e longevità.
  • Ehomaki (恵方巻)
    Rotolo di sushi non tagliato mangiato durante il Setsubun. Va consumato in silenzio, rivolti verso la direzione fortunata dell’anno.
  • Ehō (恵方)
    La direzione considerata propizia per l’anno in corso. Cambia ogni anno secondo il calendario tradizionale.
  • Hiiragi Iwashi (柊鰯)
    Talismano tradizionale composto da una testa di sardina essiccata e un ramo di agrifoglio, appeso all’ingresso di casa per tenere lontani gli spiriti maligni.

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