In questo nostro articolo vogliamo dare un’esposizione dettagliata dell’opera in sei volumi I racconti della Nuraghelogia (Zephyr Editrice, Roma, 1983), con analisi di temi, struttura, personaggi e ricezione. L’articolo argomenta perché la Nuraghelogia è un patrimonio narrativo e sapienziale di valore universale e perché potrebbe fungere da base culturale per una rinascita della Sardegna.
L’autore: vita, formazione, ricerca
Raimondo De Muro (Siurgus Donigala, Trexenta, 1916 – dati biografici frammentari nelle fonti pubbliche) fu ingegnere e animatore culturale. A metà anni Ottanta si stabilì a Cagliari. Proveniente da un contesto familiare di antiche radici locali, dedicò decenni alla raccolta sistematica di testimonianze orali — racconti, proverbi, brebus, diccius, rituali — di pastori, contadini, anziani cantori della memoria.
De Muro percorse l’Isola “dal di dentro”: non da semplice osservatore ma da tessitore di storie che mettono in scena la Nuraxìa, cioè il sostrato sapienziale della Sardegna arcaica. Il suo lavoro non è un trattato accademico: è narrativa che ingloba ricerca sul campo, lingua sarda, miti, topografie sacre e una visione spirituale originale.
Genesi e fisionomia dell’opera
Nel 1983 De Muro pubblica con Zephyr Editrice a Roma il ciclo I racconti della Nuraghelogia (Is contos de sa Nuraxìa), un cofanetto in sei volumi:
Cinque volumi narrativi: romanzi intrecciati e autonomi, ambientati in un entroterra agro‑pastorale che funge da teatro iniziatico.
Un sesto volume: compendio di “norme di vita”, proverbi, massime e regole etiche attribuite alla tradizione nuragica.
La pubblicazione ebbe circolazione limitata; oggi i volumi sono rari. L’introvabilità ha alimentato una circolazione “carsica” dell’opera (passaggi privati, copie di famiglia, digitalizzazioni non ufficiali), che ne ha accresciuto la fama leggendaria.
Composizione: temi, personaggi, luoghi
Architettura narrativa
I cinque romanzi sono costruiti come sagas comunitarie. Ogni macro‑racconto segue personaggi che incarnano ruoli sociali, etici e iniziatici: la guida anziana (Nonnu Mannu), il giovane apprendista, la custode femminile della tradizione, il pastore‑filosofo. Trame e sottotrame si dispiegano tra Tanche e altopiani, con una coralità che privilegia dialoghi, proverbi, scene rituali.
La protagonista nascosta: la Nuraxìa
La vera protagonista è la Nuraxìa: un complesso di norme, simboli e pratiche che regolano la vita comunitaria. Non è soltanto folklore: è una via di conoscenza che riconosce sacralità alla natura, centralità alla comunità e dignità ai saperi orali.
Motivi ricorrenti
Tempo ciclico e memoria: le vicende tornano, cambiano di volto, si rinnovano.
Siti sacri come portali di coscienza: nuraghi, tombe dei giganti, domus de janas, sedili e altari di pietra sono luoghi di ascolto del cosmo.
Stati di trance (galazzoni): pratiche estatiche come dispositivo narrativo e spirituale.
Lingua e oralità: ampie porzioni in sardo (con traduzione), repertori di brebus e diccius integrati nella narrazione.
Etica comunitaria: una “costituzione” non scritta che disciplina ospitalità, lavoro, sessualità, conflitti, rapporto con il sacro.
Il Femminile come principio ordinatore: custodia della vita, continuità della memoria, mediazione con le forze della natura.
Gli “Uomini Blu”: figure liminali, simboliche o mitopoietiche, che fungono da maestri/mediatori con un sapere extra‑umano.
Personaggi e microcosmi emblematici
Tra le figure ricordate dalle letture e testimonianze: Savina e Antoni Luca, Antoni Maria e Arremundicca, Efisio Pes e il figlio Nicola, oltre alla sapienza di Nonnu Mannu. Le Tanche di Fumìa, Bangiòlu, Perdaliana e il paese di Siurgus Donigala fanno da scena concreta e simbolica.
Il sesto volume: “norme di vita”
Il compendio finale raccoglie proverbi, precetti, regole pratiche: come abitare il paesaggio, come parlare e tacere, come sedersi, come entrare in un luogo sacro, come risolvere contese, come celebrare stagioni e passaggi di vita (iniziazioni, feste dei celibi, nozze). È il tentativo di codificare una saggezza implicita in un’etica esplicita, trasmissibile.
Una filosofia sincretica, radicata e universale
La Nuraghelogia propone una filosofia neo‑tradizionale e sapienziale:
Unità dell’umano e della natura; ascolto del vento, delle pietre, degli astri.
Tempo non lineare; ritorno ciclico di eventi e significati.
Conoscenza iniziatica; maestro‑discepolo, prove, soglie, simboli.
Comunitarismo etico; critica all’individualismo e alla modernità livellante.
Centralità del Femminile; equilibrio dei principi.
Questa visione dialoga per analogia con Taoismo, induismo e buddismo (ciclicità, energia, pratica), ma rimane intrinsecamente sarda: paesaggi, lessico, oggetti, calendario agrario.
Perché opera “importante per il mondo intero”
Ecologia culturale: mostra come una civiltà locale possa articolare un rapporto sostenibile e sacrale con l’ambiente — tema globale.
Patrimonio immateriale: salva una grammatica della memoria oggi minacciata dall’omologazione.
Epica dei popoli minori: restituisce dignità narrativa a comunità fuori dai “canoni” occidentali dominanti.
Laboratorio di pluralismo: integra logos e mythos, scienza pratica e cosmologia, proponendo un modello di conoscenza non riduzionista.
Pedagogia comunitaria: il sesto volume è un raro tentativo di tradurre cultura orale in norme di vita condivise.
In questo senso la Nuraghelogia parla a tutti: antropologi, narratori, educatori, studiosi del sacro, attivisti ambientali.
Perché “base per una rinascita della Sardegna”
Riconciliare identità e futuro: ripartire da lingua, riti, saperi locali per progettare innovazione sociale ed economica.
Educazione civica radicata: usare norme e proverbi come curriculum di cittadinanza nelle scuole, in sardo e italiano.
Turismo culturale consapevole: trasformare nuraghi, tombe dei giganti, domus de janas in itinerari di senso, non solo di visita.
Economia delle comunità: ripensare filiere agro‑pastorali e artigiane come beni comuni ispirati alla logica delle Tanche.
Arti e nuovi media: adattare i racconti in film, serie, graphic novel, podcast: un “universo narrativo sardo” competitivo nel mondo.
Lettura critica e ricezione
La Nuraghelogia oscilla tra documento e invenzione: non pretende di essere prova archeologica, ma fa emergere “verità poetiche” e sociali. La presenza di elementi controversi (gli “Uomini Blu”) va letta come simbolo di una sapienza altra, non come cronaca. Proprio questa ibridazione ha contribuito alla fortuna sotterranea dei volumi e alla loro influenza su ricercatori indipendenti, artisti e appassionati di mitologia sarda.
I racconti della Nuraghelogia sono un’opera radicale e necessaria: non per chiudersi nel passato, ma per riaprire il futuro. La Sardegna che immagina De Muro — comunitaria, sapienziale, in ascolto del cosmo — è un invito a ripensare il nostro modo di abitare la terra. Farne una delle basi della rinascita sarda significa dare forma a un patto: tra memoria e innovazione, tra lingua e scienza, tra pietra e stella.
Per approfondire sulla Sardegna, vedi anche:
- La Sardegna al centro del Mediterraneo: contatti, scambi e miti
- Il Carnevale in Sardegna: riti, maschere, cosmologie arcaiche tra Mamoiada e Ottana
- I 9 principi delle Blue Zones: i luoghi della longevità
Glossario
- Nuraghelogia / Nuraxìa
Sistema narrativo-sapienziale elaborato da Raimondo De Muro che integra miti, norme di vita, etica comunitaria e cosmologia attribuite alla Sardegna nuragica. - Nuraxìa (sardo)
Cuore simbolico della Nuraghelogia: insieme di saperi, regole, riti e valori della Sardegna arcaica, trasmessi oralmente e incarnati nella vita comunitaria. - Nuraghi
Torri megalitiche preistoriche della Sardegna. Nell’opera non solo monumenti archeologici, ma luoghi di ascolto, soglie simboliche e punti di contatto con il sacro. - Tombe dei giganti
Sepolture collettive nuragiche. Nei racconti assumono il valore di spazi rituali legati alla memoria degli antenati e alla continuità del tempo. - Domus de janas
Ipogei preistorici scavati nella roccia. Interpretati come luoghi liminali, di passaggio e trasformazione della coscienza. - Tanca / Tanche
Terreno agricolo o pastorale delimitato. - Brebus
Indovinelli o enigmi della tradizione sarda, usati come strumenti educativi e iniziatici. - Diccius
Detti, motti o frasi sapienziali della lingua sarda, portatori di norme morali e visione del mondo. - Galazzoni
Stati di trance o estasi rituale descritti come pratiche di accesso a livelli più profondi di conoscenza e ascolto del cosmo. - Nonnu Mannu
Figura archetipica del “grande anziano”: guida sapienziale, custode della memoria e mediatore tra tradizione e nuove generazioni. - Uomini Blu
Entità forse simboliche e mitopoietiche presenti nei racconti. Rappresentano un sapere liminale, extra-umano o sovra-ordinario, non da intendersi in senso storico-letterale. - Femminile sacro
Principio ordinatore della vita comunitaria: legato a cura, continuità, mediazione e rapporto armonico con la natura e il tempo. - Tempo ciclico
Concezione del tempo non lineare, basata su ritorni, rinnovamenti e ripetizioni significative, in contrasto con la temporalità progressiva moderna. - Norme di vita
Insieme di regole pratiche ed etiche raccolte nel sesto volume dell’opera: una “costituzione orale” che disciplina comportamento, relazioni e rapporto con il sacro. - Circolazione carsica
Diffusione sotterranea e non ufficiale di un’opera: passaggi privati, copie informali, trasmissioni orali o digitali fuori dai circuiti editoriali.

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