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Giappone: facciamo un pò di chiarezza

Questo articolo non è per criticare, ma per aggiungere sfumature a uno sguardo che spesso viene semplificato. Vorrei prendere spunto da un video realizzato dal canale GeoPop su Youtube dal titolo “Il Giappone raccontato in breve: tutti gli aspetti geografici, culturali ed economici più fighi” nel quale in 11 minuti circa si cerca di dare un immagine del Giappone in vista di un possibile viaggio.

Trovo il lavoro che fanno i ragazzi di GeoPop davvero interessante, per questo a tempo perso seguo anche i loro video.

Vivendo però in Giappone, ormai da circa 10 anni, ho notato nel video alcune imprecisioni e affermazioni che meritano un approfondimento.

Per introdurre alla geologia del Giappone viene detto che per i giapponesi “i terremoti sono come il pane quotidiano”. Questa affermazione va precisata e non sta ad intendere che i giapponesi non abbiano paura dei terremoti, non è cosi. In Giappone ci sono periodi in cui, si i terremoti sono davvero quotidiani, ma non di magnitudine alta o comunque molti sono impercettibili. Potrebbe interessarvi a tal proposito questa pagina del canale NHK dedicata ai terremoti (https://www.nhk.or.jp/kishou-saigai/earthquake/) dove potete vedere in tempo reale se si verificano terremoti sul territorio nazionale giapponese.
Ritornando a come i giapponesi interagiscono con i terremoti, ci sono in sostanza due grandi terremoti in epoca moderna, quello di Kobe nel 1995 e quello del Tōhoku (Fukushima) nel 2011, che hanno palesemente fatto capire alla popolazione che il pericolo è sempre dietro l’angolo.
(Come approfondimento qui il nostro articolo sul prossimo grande terremoto in Giappone, la Fossa del Nankai.)
Al contrario però del modo di reagire della cultura occidentale rispetto a questo tipo di eventi, i giapponesi hanno un approccio più “filosofico” e “naturalistico”, nel senso che sono consapevoli di quello che può accadere, e accettano quello che è l’andamento naturale delle cose, in quanto hanno un estremo rispetto per la natura.

Riguardo le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, ritengo sbagliato asserire e far intendere che le bombe siano state sganciate anche per fermare un popolo che praticando la filosofia del bushidou, avrebbe lottato fino alla morte.
Questo oltre ad essere storicamente incorretto, è altresì offensivo e non rispettoso del popolo giapponese. La filosofia del bushidou è una cosa nobile, che non ha niente a che fare con quello che si vuole far intendere nel video, e cioè che se non si fossero sganciate le bombe atomiche i “pazzi” giapponesi avrebbero combattuto ancora fino ad essere sterminati.
Le cause per cui gli americani hanno sganciato le bombe atomiche sono molteplici e sono da ricercarsi in tanti aspetti dell’epoca storica, uno di questi potrebbe essere che i russi ormai sopraggiungevano da nord e dunque gli USA non volevano che si ripetesse la stessa cosa avvenuta in Germania e a Berlino (la Germania è stata divisa in due stati); inoltre gli americani non volevano continuare a perdere uomini e volevano chiudere la guerra nel più breve tempo possibile.
Poi ancora, gli USA avevano la necessità di testare e dimostrare al mondo la potenza della nuova arma che avevano in dotazione, come monito per l’Unione Sovietica e il resto del mondo. Imponendosi di fatto come l’unica superpotenza dominante. Con questo atto, del tutto ingiustificato gli americani hanno compiuto il più grande e grave crimine di guerra mai perpetrato dall’umanità, uccidendo solo ed esclusivamente civili inermi, inconsapevoli, vecchi e bambini diretti a scuola, persone indifese, e non militari dediti alla filosofia del bushidou.
Se solo ci si soffermasse a riflettere su questo si potrebbe capire la gravità e l’efferatezza di questo orribile gesto.
Ricordiamo che l’obbiettivo delle bombe non è mai stato distruggere avamposti militari, ma proprio radere al suolo un intera città. E gli USA lo hanno fatto consapevoli del crimine che stavano per compiere, e come se non bastasse non si sono limitati a farlo una sola volta ma hanno ripetuto pochi giorni dopo a Nagasaki, con un tipo di bomba diversa (al plutonio, mentre a Hiroshima all’uranio) a dimostrazione di come colsero la palla al balzo per testare sul campo la potenza delle bombe atomiche.

Il Karate non deriva dall’esperienza di combattimento samurai o dal Giappone feudale, ma ha origini nelle le isole Ryūkyū in particolare a Okinawa, che al tempo non faceva parte ancora del Giappone, ed era molto più collegata alla cultura delle arti marziali cinesi.

Riguardo il ruolo delle donne in Giappone. “…purtroppo ha determinato un ruolo subordinato della donna rispetto all’uomo. Questa differenza aimè si nota ancora oggi guardando i dati sull’occupazione e la retribuzione nel paese”.

Per prima cosa, è sbagliato giudicare un aspetto sociale di un paese con gli occhi occidentali. Dando per scontato che il nostro modo di guardare e vivere le cose sia quello corretto.
L’affermazione a mio avviso è interamente sbagliata. Ed è necessario capire cosa le donne vogliano per la loro vita, che non è necessariamente come noi crediamo un lavoro in ruoli più importanti o uno stipendio più alto. Le donne in Giappone hanno pari diritti rispetto all’uomo e sono molto più emancipate rispetto alle donne europee o comunque occidentali.
Bisogna partire dal fatto che in Giappone quasi tutte le donne desiderano sposarsi e avere dei figli fin da subito dopo aver terminato l’università. E’ estremamente comune vedere matrimoni di coppie che non superano i 25 anni, e mamme giovani sempre della stessa età. Non per errore, ma per scelta.
La donna è consapevole del tipo di vita che può svolgere anche non andando a lavorare e prendendosi cura della famiglia.
Inoltre, la maggior parte delle donne che iniziano una carriera lavorativa, non hanno nessun problema a terminarla nel momento in cui decidono di diventare mamme. Nonostante la percentuale di asili nido in Giappone sia superiore a quella italiana o in generale europea. A dimostrazione di come sia una scelta (femminile o comunque famigliare).
Non basterebbe un libro per parlare della donna in Giappone, mi limiterò solo a riportare alcuni aspetti della società che dimostrano come la donna non sia di certo subordinata all’uomo.
In Giappone esiste un mercato del piacere anche per il sesso femminile, le donne svolgono mestieri e lavori che in Italia sarebbero considerati maschili, come: benzinaio, carpentiere, tinteggiatori, pescatori, agricoltori, allevatori. Anche da sposate e con figli non rinunciano a viaggi (anche all’estero) con amiche o da sole. (Cosa inaccettabile fino ad alcuni anni fa in Italia).

In conclusione, guardare ai dati dell’occupazione e della retribuzione, per valutare se la donna in Giappone è subordinata all’uomo o emancipata come l’uomo è piuttosto riduttivo e non porta ad una comprensione più ampia della società giapponese. Che come tutti i paesi del mondo avrà i suoi difetti che fanno parte della natura umana, ma con questo articolo volevo ampliare la visione del Giappone, oltre gli stereotipi con la quale è ancora vista in occidente.

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